LA LINEA DEL PD. INTERVISTA A FRANCESCHINI.

Da l’Unità. Intervista a Dario Franceschini al termine del convegno di Areadem. "L’esperienza di Area democratica, partita con le primarie, sta dimostrando che si può evitare la distorsione del fenomeno correntizio, che provoca soltanto danni quando le componenti sono legate a persone e diventano strumenti di lotta interni, e che si può invece accettare l`idea che un grande partito non identitario come il nostro non deve temere la vivacità di idee e contenuti». Dario Franceschini ha appena chiuso i quattro giorni di convegno organizzati ad Amalfi da Area democratica. Il capogruppo del Pd alla Camera è soddisfatto, di questa iniziativa e del contributo dato al partito. «Con Areadem abbiamo anche dimostrato che ci può essere gestione unitaria senza rinunciare ad offrire idee al partito». Avete offerto alle altre forze di opposizione l`ipotesi di un`ampia alleanza, ma la risposta è stata no... «Il dibattito con Vendola ha dimostrato che se un grande partito ha la responsabilità di proporre una strategia per il futuro non si ferma di fronte a un no tattico ma prosegue nella linea che giudica utile al Paese, e lavora per superare tutte le resistenze». La resistenza, le ha detto Vendola, dipende dal fatto che la vostra proposta rischia di "rendere torbido" il quadro». «Chiariamo. L`esigenza di un`alleanza tra le forze che oggi sono all`opposizione ha due ragioni. La prima, avere la certezza di vincere, perché purtroppo è probabile che nonostante tutto quello che potremo fare per cambiare la legge elettorale, la maggioranza continui a difendere il Porcellum e si vada a votare con l`attuale sistema». I sondaggi però vi danno in testa anche se alleati alle sole Sei e ldv. «Dobbiamo fare molta attenzione, vedo serpeggiare pericolosamente l`idea che abbiamo già vinto. Non è così, non dobbiamo già pensare al dopo. C`è il rischio che il centrodestra, con o senza Berlusconi, possa vincere le elezioni, avere una maggioranza in Parlamento di eletti con liste bloccate il cui primo atto sarà eleggere il Presidente della Repubblica. Mi pare che questo rischio da, solo già giustifichi l`esigenza di un`alleanza larga tra forze che hanno storie diverse e anche idee per il futuro diverse, ma unite da un`idea di

ricostruzione democratica del nostro Paese. Ed ecco la seconda ragione a cui facevo riferimento. Potremmo anche vincere con un`allenza Pd-Sel-Idv, come è probabile, ma possiamo immaginare di gestire un`operazione titanica com`è quella di far fronte a una crisi economica, a un crescente disagio sociale, alla necessità di ricostruire le regole, il rispetto per lo Stato, l`unità nazionale, senza una maggioranza che abbia un larghissimo consenso nel Paese? Avremo bisogno di industriali e operai, giovani e anziani, cittadini del nord e del sud per gestire una legislatura di transizione e riconsegnare il Paese ricostruito a una normale dialettica». Però in base a questo ragionamento dovreste aprire anche a Pdl e Lega. «No, perché non si può ricostruire con ì responsabili di questo disastro. In tre anni non hanno fatto nulla per affrontare la crisi, che hanno occultato, e oggi hanno perso credibilità. Ora bisogna voltare pagina». Finché avranno la maggioranza in Parlamento sarà difficile... «A parte che hanno la maggioranza degli italiani contro, come ha dimostrato il referendum. Ma poi abbiamo visto che non hanno neanche più la maggioranza in Parlamento, che la ottengono solo quando c`è un voto di fiducia, per garantirsi la sopravvivenza. Questo dovrebbe far riflettere tutti su un punto: è opportuno fornir loro uno strumento per far vedere che hanno la maggioranza in Parlamento, anche quando non è così?». Si riferisce alla mozione di sfiducia presentata da Di Pietro? «Noi abbiamo un metodo diverso, prima di lanciare un`iniziativa lavoriamo con tutte le forze di opposizione. Non informare gli altri gruppi e non valutare le controindicazioni di ogni mossa è un modo di fare che non ci appartiene». E allora voi cosa proponete?

«Intanto, insieme ad Anna Finocchiaro abbiamo scritto una lettera ai presidenti di Camera e Senato per chiedere al presidente del Consiglio di venire a riferire in Aula sulla crisi. Berlusconi deve dire in Parlamento cosa intenda fare per il suo Paese». Non lo ha mai fatto, difficile che si decida ora alla vigilia della pausa estiva... «Immaginare che il Parlamento chiuda come se non fossimo nel pieno di una grave crisi è terribile. Se Berlusconi si rifiuterà di venire, sarà l`ennesima dimostrazione che a lui interessa solo restare al suo posto, che questo comporta un crescente costo per l`Italia, per ogni singolo italiano, e che questo governo deve dimettersi». Dopodiché? «Potrebbe esserci un governo guidato da una personalità di grande credibilità internazionale che cambi la legge elettorale, affronti le emergenze economiche e porti subito al voto». Fini tra le possibilità mette anche un governo di centrodestra a diversa guida. «Sarebbe comunque meglio di come stiamo ora, se a guidare questo governo ci fosse una persona che non sia screditata e incapace dì operare come è Berlusconi». Fini dice che il Terzo polo a quel punto non farebbe mancare il proprio contributo. E il Pd? «I1 Pd starebbe ovviamente all`opposizione. Ma potrebbe diventare più facile avere in Parlamento un rapporto di opposizione costruttiva». Ha ragione Berlusconi a dire che con lui sapete dire solo no? «E Berlusconi che rende impossibile il confronto, sono i suoi atti. Basti pensare che nel pieno del disastro economico, con le parti sociali che perla prima volta firmano un appello congiunto per chiedere discontinuità e misure per la crescita, con il capo dello Stato che rinvia le vacanze per seguire da vicino la situazione, Berlusconi si è preoccupato soltanto di mettere la fiducia sul processo lungo. È una vergogna» Bersani e Casini hanno annunciato un incontro con le parti sociali. È una sfida al governo? Il governo non c`è più, di Berlusconi si sono perse le tracce. È quindi assolutamente giusto che l`opposizione, responsabilmente, si faccia carico di portare in Parlamento le istanze delle parti sociali per una volta unite. Teme che le inchieste che coinvolgono

personalità dei Pd peseranno sulla credibilità dell`opposizione? «È in corso un tentativo mediatico, alimentato dalla destra ma non solo, di far apparire i politici come tutti uguali, ma basta guardare ai nostri comportamenti per capire la differenza. Il Pd ha votato a favore dell`arresto di Tedesco, Penati si è dimesso, Bersani ha detto parole chiarissime sul ruolo della magistratura. Dall`altra parte hanno votato contro l`arresto di Papa e hanno votato il processo lungo, l`ennesima norma pensata per impedire i processi». Basta questo per mettere al sicuro il Pd? «Noi abbiamo il dovere, aldilà di queste vicende, di introdurre nuove norme di trasparenza. Però rifiuto l`idea insopportabile che saremmo tutti uguali. È un`offesa a migliaia di persone che lavorano nel Pd, anche come volontari. E poi quando si fa di ogni erba un fascio si apre la porta al populismo. E il populismo chiama sempre risposte di destra, mai progressiste».

 

LUNGA LETTERA DI BERSANI A IL CORRIERE DELLA SERA: NON RIVENDICHIAMO UNA DIVERSITA’ GENETICA. NOI VOGLIAMO DIMOSTRARE UNA DIVERSITA’ POLITICA. PENATI SI DIMETTE DA CARICHE PD E DALLA VICEPRESIDENZA DELLA REGIONE LOMBARDIA.

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Caro Direttore, ci si chiede se i recenti fatti giudiziari mettano in discussione qualcosa della natura del Partito Democratico. Voglio rispondere con chiarezza. Noi non rivendichiamo una diversità genetica. Noi vogliamo dimostrare una diversità politica. In primo luogo, a proposito dell’inchiesta di Monza così come in ogni altra occasione, noi diciamo: la magistratura faccia serenamente e fino in fondo il suo mestiere. Abbiamo fiducia nella magistratura. Confidiamo che Penati possa vedere presto riconosciuta l’innocenza che rivendica con forza. Intanto, Penati ha fatto con correttezza e responsabilità un passo indietro. Questo è infatti il nostro secondo criterio: in caso di inchieste le istituzioni e il partito, in attesa che le cose si chiariscano, non devono essere messi in imbarazzo e devono poter agire in piena serenità. I nostri principi sono dunque: fiducia nella magistratura, rispetto assoluto delle istituzioni, presunzione di innocenza secondo il principio costituzionale. Teniamo altresì fermo il principio secondo il quale, verificata l’assenza di "fumus persecutionis" un parlamentare è un cittadino come gli altri. Se le leggi vanno cambiate, si cambiano. Finché ci sono esse valgono per tutti, per un immigrato come per un deputato o un senatore. Così ci siamo comportati sia nel caso Papa sia in quello Tedesco, per il quale abbiamo indicato l’opportunità di un passo indietro. Chiediamo una legge sui partiti che garantisca bilanci certificati, meccanismi di partecipazione e codici etici, pena l’inammissibilità a provvidenze pubbliche o alla presentazione di liste elettorali. A differenza di altri, noi abbiamo già fatto molto per predisporci autonomamente a quella prospettiva. Abbiamo in vigore un codice etico più restrittivo rispetto alle garanzie del percorso giudiziario. Abbiamo recentemente approvato un codice da sottoscrivere da parte dei nostri amministratori per garantire trasparenza dei loro redditi e nelle procedure di appalto e di gestione del personale. Abbiamo applicato per i candidati alle recenti elezioni il codice suggerito dalla commissione Antimafia. Unico fra tutti i partiti italiani, fin dalla sua nascita il Partito Democratico sottopone il proprio bilancio ad una primaria società indipendente di certificazione. Il Partito Democratico (e non solo perché nella vicenda principale non esisteva ancora!) è totalmente estraneo ai fatti oggetto di indagine a Monza e altrove. Ci tuteliamo e ci tuteleremo in sede legale contro chiunque affermi o insinui il contrario. Infine, abbiamo predisposto nel nostro programma un elenco di norme da cancellare e di riforme da fare per dare limpidezza alla gestione pubblica, per evitare gli eccessi di intermediazione amministrativa, per abolire procedure speciali e opache oggi in vigore per la gestione della spesa pubblica. Bisogna approvare la legge anti corruzione, da troppo tempo insabbiata dal Governo in Parlamento. Tutto questo, appunto, per togliere l’acqua in cui la corruzione può nuotare. A prescindere dalle loro conclusioni, non neghiamo dunque il turbamento che ci viene dalle indagini in corso. Sappiamo, anche per il futuro, di non poter essere immuni da sospetti più o meno fondati e da rischi. Sappiamo che anche noi dobbiamo aprire quattro occhi e fare tutto quanto ci è possibile per migliorare procedure di garanzia ed evitare che venga oscurata la nostra missione. I principi ispiratori all’origine del Pd sollecitano comportamenti civici esigenti, sobrietà e rigore nell’azione di governo e sensibilità verso il problema e i rischi della corruzione. La sfida quotidiana della buona amministrazione sta nell’applicare canoni severi anzitutto verso se stessi e i propri amici. Questo è ciò che pensiamo. Sia altrettanto chiaro tuttavia che tuteleremo con ogni energia e in ogni direzione il buon nome del Partito Democratico. Lo dobbiamo innanzitutto ai grandi valori ai quali ci riferiamo, che ci sono stati consegnati dal sacrificio di tanti e che ci impegniamo a non tradire. Lo dobbiamo alle centinaia di migliaia di donne e uomini che ci sostengono con onestà e convinzione, come si può vedere fisicamente in questi stessi giorni nelle feste che organizziamo ovunque; donne e uomini fortunatamente sensibilissimi ai temi del civismo e dell’etica pubblica. Lo dobbiamo in particolare al nostro Paese che ha bisogno per la sua riscossa di una forza politica responsabile, aperta e pulita. È per questo che niente potrà

scoraggiarci e nessuno potrà intimorirci. Al di fuori di una politica che sappia migliorarsi e farsi rispettare, c’è forse un’altra strada per l’Italia? Vogliamo forse continuare sulla strada di soluzioni eccezionali e sconosciute alle altre democrazie del mondo? Vogliamo affidarci ad ulteriori scorciatoie dopo quello che abbiamo visto in questi anni? Sarebbe disastroso. Tocca a noi evitarlo, certamente. Ma non solo a noi. Non c’è bisogno di negare i problemi della politica, in ciascuno dei suoi lati. C’è solo bisogno di non spargere sale sul buono che già vive o che sta nascendo. C’è bisogno che nessuno si senta esentato dal compito di contribuire, in ogni campo, in ogni situazione, alla riscossa civica del Paese.

Dichiarazione di Filippo Penati alle agenzie. (ANSA) - MILANO, 25 LUG - "Ribadisco - ha affermato Penati in una lunga dichiarazione - la mia totale estraneità ai fatti che mi sono contestati, mentre rilevo che non cessano le ricostruzioni parziali, contraddittorie e false indotte da altre persone coinvolte nella vicenda". "Sono accusato - ha proseguito - con una montagna di calunnie da due imprenditori inquisiti in altre vicende giudiziarie che cercano così di coprire i loro guai con la giustizia. Non ho mai preso soldi da imprenditori e non sono mai stato tramite di finanziamenti illeciti ai partiti a cui sono stato iscritto. Ora il mio primo obiettivo è quello di recuperare la mia onorabilità, di restituire serenità alla mia famiglia e non voglio che la mia vicenda e la conseguente martellante campagna mediatica creino ulteriori problemi al mio partito". "Per questo- ha aggiunto - ho comunicato oggi al segretario Pierluigi Bersani la decisione di autosospendermi da tutte le cariche che attualmente ricopro nel Partito democratico. Sono convinto che riuscirò a chiarire tutto e confido di poterlo fare nel più breve tempo possibile forte della consapevolezza di non aver commesso alcun reato". Penati ha anche precisato la sua posizione per quanto riguarda l'autosospensione dalla carica di vicepresidente del consiglio regionale della Lombardia: "Subito dopo aver ricevuto l'avviso di garanzia mi sono autosospeso dalla vice presidenza del consiglio regionale. Ho fin da allora considerato l'autosospensione un fatto transitorio e di breve periodo confidando in un rapido chiarimento della mia posizione. Oggi di fronte all'enorme risalto è improbabile pensare ancora ad una rapida chiusura dell'intera vicenda. Il prevedibile allungarsi dei tempi mi impone quindi di fronte alla necessità di non privare i gruppi consiliari di minoranza del vice presidente in loro rappresentanza". "Pertanto - ha concluso - è mia intenzione trasformare la mia autosospensione in dimissioni. Comunicherò la mia decisione e ne spiegherò le ragioni al gruppo Pd e agli altri gruppi di minoranza".

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