IL SEGRETARIO PROVINCIALE

Ho 48 anni, sono nato nella nostra città, dove sono cresciuto, ho studiato all’Istituto tecnico “A. Pacinotti” e mi sono sposato.

Ho lavorato in un’azienda del settore del commercio, ma è la passione politica che mi ha fatto maturare esperienza e competenza amministrativa.

Nel 2005, da consigliere comunale e segretario provinciale dei DS, sono stato tra i primi in Italia a proporre e realizzare il gruppo dell’Ulivo: erano i primi passi del Partito Democratico.

Negli ultimi due anni sono stato prosindaco di Mestre, poi vicesindaco con la responsabilità del Bilancio e della Legge speciale per Venezia, della gestione del personale e della polizia locale.L’esperienza, la competenza e la concretezza sono quello che posso mettere a disposizione per dare un nuovo impulso alla nostra città.

Le scommesse da vincere sono tante: il lavoro, lo sviluppo qualitativo, trasporti più veloci, una mobilità più facile e sostenibile, l’ambiente e l’efficienza della macchina amministrativa per risolvere i problemi quotidiani.

L’ambizioso obiettivo è: costruire insieme una città più moderna, accogliente, competitiva.

SINTESI DEL DOCUMENTO CONGRESSUALE

“Tracciare la via nuova”

Idee e proposte per il Partito Democratico della provincia di Venezia
Il Partito Democratico nella provincia di Venezia, così come nel resto del Paese, ha conosciuto, in questi anni, la sua fase fondativa e di radicamento. Passato, in poco più di due anni, al vaglio di tre elezioni (politiche, provinciali ed europee, regionali e amministrative) si è confermato, pur subendo anche delle sconfitte, come prima forza politica provinciale.

Nonostante ciò ha registrato, in valori assoluti, un calo dei propri elettori; fenomeno comune a tutte le forze politiche e testimonianza di quanto la disaffezione al voto sia penetrata anche nei territori della nostra provincia, configurando un distacco tra cittadini e istituzioni, tra cittadini e forze politiche, che è pericolosa di per sé, ma che diviene particolarmente grave e preoccupante in presenza della crisi che colpisce il nostro paese.

Oggi, al suo primo congresso locale, il PD di Venezia deve aprire un’altra fase, e attrezzarsi per le prossime sfide, che possiamo sintetizzare in due obiettivi prioritari:
• consolidare, radicare e rigenerare la nostra presenza nelle città, nei luoghi di lavoro e di studio;
• porre le basi per riconquistare il governo della Provincia nel 2014 e per confermare e governare, nel frattempo, il maggior numero dei Comuni che saranno chiamati alle urne.

Questi due obiettivi vanno collocati all’interno della concreta realtà sociale ed economica della nostra provincia, tutta dentro –anch’essa- alla grande crisi (trasformazione dell’organizzazione del lavoro e della produzione e delle dinamiche finanziarie) mondiale.

E’ necessario coinvolgere tutto il partito per ripensare la nostra capacità di lettura e di costruzione delle politiche territoriali, per valorizzare quelle autonomie locali che rappresentano, da sempre, il tratto distintivo dell’ordinamento della nostra Repubblica e che sono state umiliate in questi anni di governo del centrodestra e della Lega.

Il compito che ci dobbiamo porre non è solo quello di vincere la sfida elettorale con il centrodestra; ma di vincere la sfida culturale ed etica, senza la quale non sarebbe possibile alcuna vittoria alle urne. Dobbiamo cambiare la cultura profonda del Paese, perché il suo tessuto civile e sociale sia di nuovo in sintonia con i valori della solidarietà, della giustizia sociale, del merito, della responsabilità nella vita politica e civile. Quei valori che uniscono i due grandi alberi del riformismo di sinistra e del cattolicesimo democratico nella storia italiana.

Se il centrodestra ha avuto successo è perché ha saputo, a partire dagli anni ’90 (raccogliendo le eredità delle politiche neo-liberiste del decennio precedente), modificare le convinzioni culturali del Paese, rendendolo disponibile ad accettare quel modello che ha trovato in Silvio Berlusconi il proprio campione, almeno sino all’attuale fase che segna l’avvio di una crisi non ancora elettorale, ma di sistema. Questo compito è tanto più urgente oggi che il centrodestra mostra tutti i limiti non solo della sua sciagurata azione di governo ma, soprattutto, del suo impianto culturale.

Dobbiamo ripartire dal nostro territorio, dalle sue comunità. Quello della provincia di Venezia, è uno straordinario sistema urbano, economico e sociale all’altezza dei grandi sistemi metropolitani d’Europa e del mondo. La stessa originalità della configurazione geografica della provincia, rappresenta una ricchezza di culture e vissuti che vanno meglio riconosciuti e valorizzati.

Tocca a noi legare il profondo senso di radicamento e di appartenenza delle nostre comunità con una visione d’insieme che saldi questi territori al Veneto, che non conduca alla chiusura (economica e sociale) e li renda, al contrario, capaci di competere con i sistemi territoriali europei e mondiali. Noi dobbiamo, quindi, dare nuovo impulso ai motori dello sviluppo economico sostenibile, sociale, infrastrutturale e culturale della nostra provincia; dobbiamo dare speranze ai tanti giovani che nelle nostre città crescono, si formano, scelgono di vivere.

Se questo è l’orizzonte dei nostri obiettivi, se tale è l’ambizione, noi dobbiamo disporre di uno strumento adeguato, in grado di tradurre queste idee  in progettualità, in realtà. Questo strumento è a portata di mano, solo che lo si voglia utilizzare fino fondo: è il nuovo partito, il nostro partito, è il Partito Democratico.

RIAPRIAMO LE NOSTRE PORTE

Il congresso che si apre in queste settimane ci pone davanti a due strade:
• la prima è mutuare, anche nei nostri circoli, nei coordinamenti comunali e provinciale le distinzioni che hanno contraddistinto i congressi nazionale e regionali, alimentando le separatezze che conosciamo bene;
• la seconda è quella di operare per il superamento di quelle distinzioni, a partire dal confronto sui grandi nodi irrisoluti dei territori e delle comunità locali; maturare e realizzare, quindi, politiche concrete che tali nodi sciolgano in via definitiva.

La prima via ci chiude nella nostra casa; la seconda via ne riapre potentemente le porte per far entrare chi finora è stato sulla soglia o è rimasto deluso e avverte la necessità che il PD si collochi davvero nel solco di quei partiti popolari cui hanno tratto ispirazione i costituenti: un corpo sociale che si faccia  carico della complessità della realtà e che concorra, con le sue proposte, agli obiettivi di progresso civile, sociale ed economico delle città, delle regioni, del Paese.

Questa è la via nuova che oggi possiamo tracciare e sulla quale dobbiamo condurre il PD veneziano. Una via che candida il nostro Partito a rappresentare, innanzitutto, coloro che rischiano, sempre di più, di ritrovarsi ai margini della società: per la perdita del posto di lavoro, per l’occupazione precaria, per una crisi famigliare, per la mancanza di opportunità o di una adeguata rete sociale. Quei soggetti più deboli che, non trovando adeguata rappresentanza,
trovano rifugio nella demagogia e nel populismo di alcuni o nel disinteresse.

Questa via deve fare del PD una forza sociale garante di un modello di sviluppo delle nostre comunità innovativo e con precise parole d’ordine: merito, lavoro, solidarietà, sussidiarietà, capitale sociale, capitale ambientale.

Il partito che non ha una concezione elitaria e autoreferenziale della politica ma costruisce una politica popolare e democratica.

UN PROGRAMMA OPERATIVO DI SCALA METROPOLITANA E REGIONALE

Per rendere visibile e concretamente verificabile questa impostazione occorre un programma operativo di scala metropolitana-regionale aggiornato alle sfide che emergono dalle trasformazioni economiche, produttive e finanziarie. Un programma operativo che si può sviluppare su alcune direttrici:
- lo sviluppo della nostra economia e il governo delle sue trasformazioni;
- l’ investimento nella grande rete infrastrutturale e in un grande sistema integrato urbano ferro-gomma-acqua di trasporto delle persone alternativo al trasporto individuale e privato;
- un welfare cittadino e metropolitano;
- l’ investimento in scuola, ricerca, università.

L’economia e i lavori. Il PD deve presentarsi come un soggetto che difende e valorizza le produzioni più moderne e competitive e, al tempo stesso, governa i necessari processi di trasformazione delle vocazioni produttive dei singoli territori o settori. Porto Marghera e le altre aree industriali della provincia restano al centro dell’azione del PD: è indispensabile una volta per tutte fare chiarezza sul tema irrisolto e capitale della riqualificazione industriale e produttiva di porto Marghera. Serve una nuova Legge Speciale, la prima di impianto federale, che dia poteri e
assicuri risorse e strumenti per generarle.

Infrastrutture e mobilità. La nostra provincia si colloca al centro di uno dei grandi nodi infrastrutturali d’Europa,  degli assi di transito del corridoio V. Il PD dichiara la sua totale contrarietà alla scelta della Regione di individuare a ridosso delle spiagge del Veneto orientale il tracciato della linea ferroviaria AV/AC. Inoltre confermiamo la scelta delle autonomie locali del Veneto orientale di mantenere libero il transito sulla Treviso-mare. Dobbiamo inoltre costruire con i Comuni interessati e con i circoli del nostro partito una proposta definitiva in merito al tracciato della Romea commerciale e della camionabile. Uno degli assi di sviluppo territoriale e di mobilità deve essere quello del trasporto pubblico locale, con la conclusione dell’SFMR e l’integrazione dei diversi vettori.

Per un welfare territoriale e di comunità. Denunciamo la totale latitanza della Regione Veneto, il cui ultimo Piano Socio-sanitario risale ormai al 1995, e ha fatto scelte che hanno squilibrato i livelli di investimento nelle ASL, favorito le sacche di inefficienza a scapito delle realtà virtuose, indebolito gli strumenti di programmazione e le Conferenze dei Sindaci. Dobbiamo garantire la piena coerenza nel riparto dei fondi regionali con quanto previsto dalla normativa, per dare priorità alle politiche di prossimità e di domiciliarietà. Vanno garantiti i servizi territoriali,
come livello intermedio tra la medicina generale e il presidio ospedaliero, e quindi realizzati i distretti socio-sanitari, e i modelli organizzativi della medicina di base.

Ripartire dal futuro. La sfida educativa e formativa. Noi dobbiamo invece ripartire dalla scuola e dall’autonomia delle istituzioni scolastiche che rappresenta la vera leva per il rilancio del sistema formativo ed educativo, solo che si lasci ad esso reale autonomia organizzativa, pedagogica, economica. In tutti i comuni della nostra provincia il PD promuoverà progetti di sostegno all’autonomia scolastica, sostenendo la generalizzazione dei tempi scuola lunghi, come il tempo pieno. Nel campo dell’istruzione secondaria, vanno promosse intese con i sistemi produttivi
ed economici locali e distrettuali, per allineare la domanda e l’offerta di professionalità.

IL PARTITO: UNO STRUMENTO, NON UN FINE

Per rendere davvero concreto questo programma di lavoro e di obiettivi politici è necessario uscire da qualsiasi forma di autoreferenzialità a tutti i livelli e, ripeto, da una concezione elitaria della politica.

Provochiamo le discussioni, il dibattito, la circolazione delle idee, organizziamo vere occasioni di partecipazione che non siano limitate alle sole primarie. Discutiamo, ascoltiamoci, costruiamo sintesi alte e non facciamoci soffocare dal compromesso quotidiano.

Costruiamo gruppi dirigenti che mettano insieme competenze, pluralismo e rappresentanza territoriale. Occorre intrecciare persone con esperienza politica con altre che questo tipo di esperienza non hanno ma che possono apportare altri elementi di assoluta importanza legati ai percorsi nel mondo del lavoro, della scuola, del territorio che ciascuno di noi compie.

Se il partito non è fine a sé stesso, bensì è strumento collettivo per cambiare la realtà, la scelta di come questo strumento si struttura non è indifferente rispetto alle sue pretese. E’ necessario ancor di più articolare e rendere aderente il partito al territorio in cui si trova ad operare. Tutto ciò si ottiene dando centralità e ruolo agli organismi dirigenti e all’organizzazione, strutturando cioè tutti i livelli dei circoli, dei coordinamenti comunali, d’area, provinciale, con certezza di gruppi dirigenti e risorse economiche disponibili con continuità.

UNDICI PUNTI PER RIDARE SPERANZA AD UN IMPEGNO COMUNE
• dotarsi di organismi davvero “dirigenti”;
• dare vita ad altre forme organizzate di area territoriale anche solo su questioni tematiche,
oltre i confini dei singoli comuni/circoli;
• istituire la conferenza provinciale delle donne del PD;
• sostenere l’organizzazione e l’attività dei giovani democratici;
• convocare l’assemblea provinciale dei segretari di circolo e dei tesorieri trimestralmente;
• costituire la consulta degli amministratori e degli eletti nei  diversi livelli istituzionali;
• promuovere luoghi di incontro permanente per un lavoro comune con le realtà del terzo settore e del privato sociale;
• organizzare una scuola di formazione provinciale per fare crescere una classe dirigente diffusa;
• scegliere le candidature a tutti i livelli istituzionali attraverso forme di coinvolgimento diretto degli iscritti;
• promuovere la trasparenza realizzando e trovando le opportune forme di pubblicazione quali l’anagrafe degli eletti e dei nominati dichiarando indennità, compensi e contributi versati al partito;
• promuovere forme di consultazione e decisione dei cittadini sulle proposte per il territorio anche attraverso il voto.

LA SUA SQUADRA... IL SUO PROGRAMMA.

DOCUMENTO CONGRESSUALE MOGNATO INTEGRALE
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